<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xml:base="https://mariolorenzetti.org/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">
  <channel>
    
    <title>Mario Lorenzetti – Respirazione Olotropica</title>
    <link>https://mariolorenzetti.org/</link>
    <atom:link href="https://mariolorenzetti.org/feed/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml" />
    <description>Seminari di Respirazione Olotropica, counseling transpersonale e via sciamanica con Mario Lorenzetti, formato con Stanislav Grof. Torino, Milano e Nord Italia.</description>
    <language>it</language>
    <item>
      <title>Prefazione al libro di C. Michael Smith: Jung e lo sciamanesimo, Amrita Edizioni, 2018</title>
      <link>https://mariolorenzetti.org/prefazione-al-libro-di-c-michael-smith-jung-e-lo-sciamanesimo-amrita-edizioni-2018/</link><description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;In relazione alla mia ricerca sulle connessioni tra Respirazione Olotropica e sciamanismo.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Jung e lo sciamanesimo di C. Michel Smith&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Amrita Edizioni, 2018&lt;br&gt;
prefazione di Mario Lorenzetti&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ho incontrato &lt;strong&gt;Michael Smith&lt;/strong&gt; (Mikkal) la prima volta nel 2012, nella regione francese dell’Ardèche, in occasione di un suo seminario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;picture&gt;&lt;source type=&quot;image/avif&quot; srcset=&quot;https://mariolorenzetti.org/img/D1_QAuGrlg-400.avif 400w, https://mariolorenzetti.org/img/D1_QAuGrlg-800.avif 800w&quot; sizes=&quot;(min-width: 768px) 720px, 100vw&quot;&gt;&lt;source type=&quot;image/webp&quot; srcset=&quot;https://mariolorenzetti.org/img/D1_QAuGrlg-400.webp 400w, https://mariolorenzetti.org/img/D1_QAuGrlg-800.webp 800w&quot; sizes=&quot;(min-width: 768px) 720px, 100vw&quot;&gt;&lt;img loading=&quot;lazy&quot; decoding=&quot;async&quot; src=&quot;https://mariolorenzetti.org/img/D1_QAuGrlg-400.jpeg&quot; alt=&quot;Michael Smith e Mario Lorenzetti&quot; width=&quot;800&quot; height=&quot;600&quot; srcset=&quot;https://mariolorenzetti.org/img/D1_QAuGrlg-400.jpeg 400w, https://mariolorenzetti.org/img/D1_QAuGrlg-800.jpeg 800w&quot; sizes=&quot;(min-width: 768px) 720px, 100vw&quot;&gt;&lt;/picture&gt;Ero da tempo interessato a ricercare le modalità di connessione tra il processo della &lt;strong&gt;respirazione olotropica&lt;/strong&gt;, che accompagno professionalmente, e i &lt;strong&gt;percorsi sciamanici&lt;/strong&gt;. L’induzione di un processo interiore tramite il respiro è conosciuta in molte tradizioni native, ma Smith è stato il primo che, a mia conoscenza, ha saputo integrarla in un paradigma sciamanico nel nostro contesto culturale: il “Sacred Breathwork”.&lt;br&gt;
Stimo e apprezzo i suoi insegnamenti (che non si esauriscono certamente in questo libro), e per questa ragione ho cercato un editore italiano per &lt;strong&gt;Jung e lo sciamanesimo&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Superare gli stretti confini disciplinari non è frequente nel nostro tempo. Michael Smith ha quella rara apertura interdisciplinare che consente di collegare e sintetizzare gli aspetti comuni a differenti scuole, anche dove questi sono espressi con linguaggi diversi. È un uomo di entrambi i mondi, quello junghiano e quello sciamanico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dalla lettura di questo libro emergono evidenti le sue profonde competenze culturali ed esperienziali: psicoterapeuta junghiano, uomo di medicina Cherokee e sciamano transculturale. Michael Smith, inoltre, ha lavorato con Stanislav Grof agli albori della disciplina olotropica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Mikkal&lt;/strong&gt; è un uomo-ponte: nello specifico, questo libro traduce lo sciamanesimo nel paradigma della psicologia junghiana e vede la psicologia junghiana dalla prospettiva sciamanica.&lt;br&gt;
Non è solo un libro su Jung e lo sciamanesimo, ma anche sul sacro. Ѐ una sintesi sul rito e le sue fasi: il rito come processo interiore e come trasformazione personale e spirituale. Al centro degli insegnamenti di Michael Smith e al centro della sacralità c’è il cuore, risorsa nel processo di guarigione e crescita personale presso gli amerindiani, ove è l’archetipo centrale della ruota di medicina, la manifestazione interiore del Grande Spirito, l’energia che permea tutto l’esistente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla “via del cuore” amerindiana corrisponde, secondo Mikkal, il processo junghiano di individuazione: è la via in cui la mente obbedisce al cuore, e non il contrario come accade nella nostra cultura. Il cuore dovrebbe diventare il nostro navigatore GPS.&lt;br&gt;
Abbiamo bisogno di un modello psicologico che includa al suo interno il centro spirituale di ciascuno: l’axis mundi interiore. Il corrispondente junghiano del cuore è il Sé archetipico, a cui l’ego è subordinato. Ritrovare il proprio centro vitale e seguirlo è il compito di queste due vie, sciamanica e junghiana, che lo riconnettono con la sacralità dell’universo e dell’esistenza umana. Ѐ il potere curativo che ognuno di noi porta dentro, a cui occorre abbandonarsi per lasciarsene guidare. Ѐ anche un processo olotropico (dal greco ólos trepein, “procedere verso l’interezza”) dal momento che integra assieme gli opposti, le parti frammentate o rimosse dell’anima.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per Michael Smith la malattia psicospirituale corrisponde all’allontanamento da questo centro. Guarigione e salute progrediscono con l’avvicinarsi esperienzialmente alla nostra dimensione spirituale e al sacro, guarendo le nostre ferite e integrando la nostra ombra.&lt;br&gt;
Questo libro parla anche della crisi di mezz’età di Jung, quella discesa negli strati più profondi della psiche, fase critica e destabilizzante, crisi sciamanica ed emergenza spirituale che Jung riesce a superare, ma solo dopo aver compiuto un percorso di morte e rinascita.&lt;br&gt;
Collegare il processo di individuazione junghiano e quello arcaico, sciamanico è ciò che rende speciale questo libro, che ha tutte le caratteristiche per diventare un classico. Ma analizzare gli aspetti “terapeutici” dello sciamanesimo e trovarne le connessioni con la psicologia junghiana, ha un valore che trascende i contenuti disciplinari, perché integra saggezze antiche nel paradigma culturale dell’occidente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo saggio appartiene a quella corrente diel pensiero per cui il sintomo è spesso manifestazione di un processo di guarigione, e non della malattia. Ciò significa ampliare gli orizzonti “riduzionisti” che troppo spesso si limitano a trattare i sintomi, quando addirittura non considerano la loro soppressione come guarigione e normalità.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molte culture sciamaniche native sapevano gestire e accompagnare le crisi psicospirituali, i processi di morte e rinascita che Jung riscopre nel nostro universo culturale.&lt;br&gt;
Mikkal ha studiato antropologia medica con Sudhir Kakar, ha conosciuto e ha avuto come consigliere Mircea Eliade, ed ha annoverato fra le sue amicizie anche John Weyr Perry, fondatore di Diabasis e pioniere nel campo delle emergenze spirituali a cui fa riferimento anche Stanislav Grof, padre della respirazione olotropica. Incarna una visione ecologica del pianeta, in armonia con Madre Terra e Padre Cielo, in cui si rispettino gli esseri viventi e ci sia giustizia tra gli esseri umani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ringrazio Amrita di aver riconosciuto il valore di quest’opera e di aver scelto di pubblicarla.&lt;br&gt;
Un particolare apprezzamento va a Monica Amarillis Rossi per l’impegnativa opera di traduzione.&lt;br&gt;
Auspico l’edizione italiana del saggio Psychotherapy and the Sacred dello stesso autore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mario Lorenzetti,&lt;br&gt;
Torino, gennaio 2018&lt;/p&gt;
</description><pubDate>Fri, 17 Jun 2022 00:00:00 GMT</pubDate>
      <dc:creator>Mario Lorenzetti</dc:creator>
      <guid>https://mariolorenzetti.org/prefazione-al-libro-di-c-michael-smith-jung-e-lo-sciamanesimo-amrita-edizioni-2018/</guid>
    </item>
    <item>
      <title>La Respirazione Olotropica e il potenziale di guarigione degli stati non ordinari di coscienza</title>
      <link>https://mariolorenzetti.org/la-respirazione-olotropica-e-il-potenziale-di-guarigione-degli-stati-non-ordinari-di-coscienza/</link><description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Quest’articolo sulla respirazione Olotropica è stato pubblicato nel numero 19, inverno 2013 della rivista ReNudo&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La Respirazione Olotropica e il potenziale di guarigione degli stati non ordinari di coscienza&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Mario Lorenzetti, facilitatore certificato in respirazione olotropica e psicologia transpersonale da Stanislav Grof al Grof Transpersonal Training&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dalle scoperte scientifiche alla loro diffusione e divulgazione in ambito conoscitivo più diffuso spesso passa del tempo, è questo il caso, della ricerca clinica, della teoria, cartografia della mente umana e dell’inconscio di &lt;strong&gt;Stanislav Grof.&lt;/strong&gt; Psichiatra praghese e pioniere della ricerca sulla coscienza è oggi considerato uno dei massimi esperti mondiali della sperimentazione scientifica sugli stati non ordinari di coscienza e del loro utilizzo in campo terapeutico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sua ricerca inizia a Praga nella cornice politico-culturale della Cecoslovacchia materialista degli anni cinquanta. Grof, allora giovane psichiatra di formazione freudiana, si trova a condurre un progetto di ricerca clinica all’Istituto di ricerca psichiatrica di Praga, finalizzato ad esplorare il potenziale terapeutico della psicoterapia LSD e successivamente, negli anni ’60, come responsabile del Centro di Ricerca Psichiatrica del Maryland a Baltimora negli USA di un progetto di terapia psichedelica, di accompagnamento di malati terminali di cancro. Grof era convinto che tale strumento avrebbe potuto potenziare e accelerare il processo terapeutico. Ma la ricerca da lui condotta lo porterà ben al di fuori del paradigma concettuale freudiano in una avventura intellettuale, scientifica, filosofica e spirituale, che lo vide tra i protagonisti di un punto di svolta nella psicologia contemporanea e di una nuova visione della terapia. Grof paragonerà in seguito l’impatto conoscitivo ed euristico che ebbe l’LSD nella ricerca psichiatrica paragonandolo alla ricerca sulla mente, come il telescopio era stato per l’infinitamente grande e il microscopio per l’infinitamente piccolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Negli anni ’70 Grof inizierà ad elaborare un nuovo setting non direttivo e non farmacologico: l’Holotropic Breathwork (&lt;strong&gt;Respirazione Olotropica&lt;/strong&gt;) di cui parleremo più avanti.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;I regni e le dimensioni dell’inconscio umano&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;L’induzione di stati non ordinari, favoriva in modo particolarmente significativo l’autoesplorazione, potenziando l’introspezione e riducendo le resistenze, favorendo, l’emergere di materiale inconscio e il rilascio emotivo era seguito da un processo di guarigione. Questa modalità terapeutica permetteva l’accesso a dimensioni esperienziali della psiche piuttosto sconosciute nella psicoterapia occidentale, per nulla nuove viceversa in altre culture e nella nostra antichità, dove l’utilizzo degli stati non ordinari di coscienza e dei riti di passaggio era utilizzata a scopo conoscitivo o di guarigione. L’altra stimolante sfida concettuale che Grof incontrò fu quella di catalogare e organizzare scientificamente il materiale relativo alle esperienze transbiografiche, che emergevano da questa ricerca, in un nuovo modello che superasse i limiti precedenti di una psicologia limitata all’ego, cioè di un inconscio personale-biografico.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Credevo di creare una nuova cartografia della mente umana. Tuttavia quando completai una mappa della coscienza che includeva diversi tipi e livelli di esperienze che avevo potuto osservare nelle sedute psichedeliche, mi accorsi che essa era nuova solo dal punto di vista della psichiatria occidentale. Compresi allora di avere riscoperto quello che Aldous Huxley ebbe a chiamare ‘filosofia perenne’…Mappe simili esistevano in varie culture da secoli o addirittura da millenni. (Grof 1995)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;h3&gt;Le quattro matrici perinatali&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Un ampio settore di materiale che emergeva dalle sessioni di terapia psichedelica era relativo all’esperienza della nascita, in questo settore dell’inconscio erano registrati, esperienze positive, momenti di beatitudine estatica, elementi traumatici e serbatoi di energie irrisolte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le esperienze perinatali rappresentano il primo superamento delle esperienze biografiche,oltre l’io ordinario. Grof ne classifica quattro categorie generali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La prima matrice, è quella dell’universo amniotico in cui, se la gravidanza non incontra problemi, il feto vive un’esperienza positiva di beatitudine simbiotica nel grembo materno. A questa fase sono collegate esperienze di estasi che Grof definisce oceanica, visioni di natura incontaminata, paradisi e domini celesti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La seconda matrice, l’impossibilità di uscita, è rappresentata dall’esperienza del feto durante le contrazioni dell’utero mentre la cervice è ancora chiusa. In questa fase, che è normalmente la più dolorosa e difficile, viene interrotto il precedente equilibrio, il feto subisce una forte compressione. Chi rivive questa esperienza sperimenta l’oppressione senza vedere via d’uscita e fame, infatti durante le contrazioni uterine viene ad interrompersi l’afflusso del sangue, che rappresenta il nutrimento e l’ossigenazione del feto. A questa fase della nascita sono associate sensazioni di angoscia, depressione, colpa. La seconda matrice è archetipalmente collegata a visioni dell’inferno, di campi di sterminio e di prigionia, ai miti di Sisifo e Prometeo ecc, si sperimenta una sensazione di impotenza totale e qualsiasi cosa viene vista nel suo aspetto negativo. La depressione unipolare può avere anche quest’origine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La terza matrice, la lotta di morte e rinascita, corrisponde allo scorrimento nel canale della nascita che consegue alle contrazioni uterine in seguito alla dilatazione della cervice, anche ad essa è associata una grande quantità di dolore. Il feto, infatti, durante il parto vive un’importante esperienza di compressione attraverso l’apparato riproduttivo femminile. Grandi quantità di energie, aggressività e rabbia vengono accumulate in questa fase senza che possano essere scaricate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La quarta matrice, l’esperienza di morte e rinascita, è collegata all’ultima fase di questo processo: l’uscita, essa conclude il difficile e doloroso passaggio precedente attraverso il canale del parto, fino all’esplosiva liberazione in cui si viene alla luce. Spesso, quando si rivive la nascita, questo momento è molto realistico e corrisponde, confermando i resoconti, agli interventi ostetrici e ai ricordi materni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’effetto terapeutico del rivivere la propria nascita è estremamente importante: la ragione per cui l’intero processo viene denominato morte-rinascita, è dovuto al fatto che essa non è solamente un rivivere il processo originale. Il feto è completamente prigioniero e non ha modo di esprimere emotivamente la grande sofferenza sperimentata: compressione, soffocamento, ansia per il passaggio di stato dall’universo amniotico ad una dimensione sconosciuta. Si formano così grandi serbatoi di energia emotiva, costellazioni di blocchi somatici non hanno opportunità di venire scaricati, risolti e psicologicamente assimilati. Tutto ciò farà parte di una strutturazione psichica e corporea in cui il nostro rapporto con il mondo sarà pesantemente condizionato. Esprimere e lasciare fluire queste emozioni e questi traumi fisici, permette ad essi di perdere la loro forza e in un certo senso di morire. Rivivere questo tipo di esperienza è di grande valore trasformatore.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Le esperienze transpersonali&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Nella cartografia di Grof l’esperienza della nascita costituisce l’interfaccia tra le esperienze biografiche e quelle transpersonali. Se già accedere a, o rivivere quelle collegate alla propria nascita è insolito per la nostra mente ordinaria, ancora più altra è la dimensione transpersonale. Questa comprende un ventaglio diversificato di esperienze, che hanno in comune il fatto di uscire da quella dimensione che Alan Watts definì come: “Io incapsulato nella pelle”, cioè dei confini convenzionali dell’organismo, di quelli consueti di tempo e spazio. A queste appartengono esperienze fortemente risanatrici, guaritrici e conoscitive in una modalità lontana dalla percezione abituale del mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Così come attraverso gli stati non ordinari si può ripercorrere a ritroso il percorso dalla coscienza ordinaria attraverso la storia biografica e quella perinatale, è possibile sperimentare regressioni nel tempo storico, avere esperienze filogenetiche, di identificazione con animali, con vegetali, con la materia inanimata, emersione di sequenze mitologiche o archetipi dell’inconscio collettivo o esperienze che Jung definì “psicoidi”. Possono anche emergere memorie di vite precedenti, in rilievo è sempre il loro aspetto direttamente esperienziale e il loro grande potenziale guaritivo.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Nelle forme estreme la coscienza individuale sembra abbracciare la totalità dell’esistenza e identificarsi con la mente universale. L’ultima di tutte le esperienze appare essere il Vuoto, il misterioso vuoto primordiale, il nulla che contiene ogni esistenza in forma germinale. (Grof 1978)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;h3&gt;I sistemi di esperienza condensata COEX&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;I sistemi COEX sono dei raggruppamenti di esperienze avvenute in momenti diversi nella vita di una persona, hanno per comune denominatore una carica emotiva analoga, essi tendono a rafforzarsi e a ripetersi non come frammenti isolati ma a raggrupparsi in strati di memorie, “costellazioni” complesse, emotivamente cariche, permeate da una tematica che le associa e, in una certa misura, ne aumenta l’impatto rappresentando un “asse focale” nella vita di un individuo. I COEX inoltre non sono solo limitati agli accadimenti della storia personale, ma si collegano strettamente alle esperienze perinatali, che ne rappresentano anche la radice e possono essere connessi agli strati transpersonali della psiche, quali inconscio collettivo, memorie filogenetiche e di vite precedenti. Grof classifica due grandi tipologie di COEX, quelle determinate da esperienze problematiche, negative e dolorose e quelle viceversa di tipo positivo. A seconda del periodo della vita di un individuo, o del percorso e processo personale, possono presentarsi aspetti diversi di COEX positivi o negativi, fino a quando il materiale inconscio che li costituisce non è stato adeguatamente elaborato e risolto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È possibile sperimentare una sincronicità tra gli avvenimenti esterni e il nostro mondo interiore, sia una corrispondenza esterna che risvegli un particolare COEX personale, sia viceversa: ricreare nel mondo esterno temi base personali e viceversa cioè una sorta di duplice relazione tra mondo esterno e COEX.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un COEX “negativo” può essere anche spiegato come ripetute e successive ritraumatizzationi lungo una linea comune. Ci si avvicina alla concezione di Karma dell’Indo-buddhismo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla luce della teoria e della cartografia di Grof appare evidente che la soluzione di molte problematiche non può fermarsi ad un lavoro limitato alla sola parte biografica della psiche.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Emersione del sintomo e guaritore interiore&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;La sperimentazione condotta, gli permise di notare a Grof come l’emersione e la piena manifestazione ed espressione dei più disparati sintomi, permettesse risultati terapeutici superiori a quanto lui avesse mai visto in precedenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E il loro emergere alla coscienza, tradizionalmente considerato come un segno di malattia mentale, può in realtà rappresentare uno sforzo radicale dell’organismo per liberarsi degli effetti di vari traumi, per agevolare il proprio organismo e guarire se stesso. (Grof 95)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qualcosa di simile alla concezione omeopatica in cui il sintomo è una manifestazione della guarigione piuttosto che della malattia, il contrario di quanto lui (psichiatra) avesse appreso dalla psichiatria accademica, dove spesso il sintomo (e con esso il processo di autoguarigione) è spesso trattato con farmaci che ne bloccano l’evoluzione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per Grof esiste una tendenza naturale in ogni essere umano che conduce alla guarigione psicosomatica. Questo Inner Healer/Guaritore Interiore ha modo di manifestarsi negli stati non ordinari di coscienza, ed è centrale nel pensiero e nella pratica di Grof, nella &lt;strong&gt;Respirazione Olotropica&lt;/strong&gt; come nlla definizione stessa di emergenza spirituale.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Le emergenze spirituali&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Coerentemente al principio che il sintomo è spesso un tentativo di autoguarigione, e per distinguere questi processi, a volte intensi, dalle psicosi, in disaccordo con la psichiatria convenzionale, che classifica spesso come psicotiche anche le esperienze mistiche, Stanislav e Christina Grof hanno coniato il termine emergenza spirituale. Questo termine gioca con il doppio significato della parola emergenza, che indica nello stesso tempo crisi ed opportunità/manifestazione. Rappresenta quegli stati spontanei, in cui la coscienza può accedere a materiale inconscio, attraverso i quali si generano esperienze di con un grande potenziale di autoguarigione. A differenza della nostra, altre culture hanno apprezzato le crisi di trasformazione e le hanno ampiamente utilizzate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Se adeguatamente comprese e trattate come stadi difficili di un processo evolutivo naturale, le emergenze spirituali possono condurre a una guarigione emotiva e psicosomatica, produrre profondi e positivi cambiamenti nella personalità e risolvere molti problemi esistenziali”. (Grof 1995).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molte crisi, che chiamiano emergenze spirituali, possono essere spinte nel recinto delle psicopatologie, ma, potrebbero avere altri sviluppi, se adeguatamente accompagnate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Analogamente a ciò che si può sperimentare nelle esperienze di Respirazione Olotropica, le emergenze spirituali comprendono temi biografici, perinatali o transpersonali. Ma mentre in un’esperienza di Respirazione Olotropica il processo viene gestito, nei casi più intensi di un’emergenza spirituale è , a volte, incontrollato. Il tipo di sostegno che necessita richiede tempi più lunghi, un aiuto, che può essere, anche articolato nelle ventiquattro ore, che sostituisca l’ospedalizzazione e di un luogo o di un centro idoneo, un atteggiamento di chi accompagna analogo a quello che si ha durante i seminari di Respirazione Olotropica, di fiducia e sostegno nel processo, che favorisca la piena espressione del sintomo e il completo scarico emozionale e dei blocchi corporei che si manifestano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il SEN Spiritual Emergence Network è un progetto di centri e reti di supporto nel territorio che adottino queste modalità di cura nell’ambito delle crisi di emergenza sottraendole al recinto della psicopatologia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per Grof inoltre molti casi di dipendenza possono essere una forma di emergenza spirituale, una tensione spirituale distorta e non riconosciuta, che viene spesso oscurata dalla natura distruttiva ed autodistruttiva del disturbo.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Psicologia transpersonale e cambiamento di paradigma&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;La psicologia transpersonale, detta anche quarta forza, dopo la psicoanalisi freudiana, il comportamentismo e la psicologia umanistica nasce negli anni ’60 ad opera di Abraham Maslow, Stanislav Grof, Anthony Sutich e James Fadiman. Essa si occupa di ampliare il campo di ricerca tradizionale della psicologia, della psichiatria e della psicoterapia, oltre quelli normalmente considerati dell’io e della persona integrandolo con la sperimentazione di quegli stati di coscienza transbiografici, non ordinari e mistici, continuando il lavoro dei precursori Jung e Assagioli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Essa si pone inoltre come interlocutore in ambito psicologico rispetto a quegli altri campi di ricerca scientifica che operano nel superamento del paradigma newtoniano cartesiano. La psicologia transpersonale si pone anche come interlocutore nei confronti della spiritualità e delle vie spirituali tradizionali a quel cuore dell’esperienza mistica che Aldous Huxley chiamò Filosofia Perenne.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La Respirazione Olotropica&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;È il metodo creato da Grof negli anni ’70 dopo l’ondata proibizionista e isterica contro gli psichedelici che impedì di continuarne la ricerca scientifica, psichiatrica e psicoterapeutica. Olotropico deriva dal greco e significa “procedere verso la totalità.” La Respirazione Olotropica prende origine dalle scoperte scientifiche di Grof ed è un metodo contemporaneo per sperimentare in modo protetto stati non ordinari di coscienza e lasciar emergere dimensioni interiori normalmente non accessibili al fine di conoscere e guarire. È un metodo non direttivo di connessione al nostro Guaritore Interiore, energia universale che è in ciascuno di noi. Una sorta d’intelligenza e saggezza del corpo, che si manifesta nell’esperienza olotropica attraverso l’emersione spontanea di ciò che in quella fase possiede la maggiore importanza psicodinamica ed è maggiormente disponibile ad un’elaborazione, facilitando una sorta di autoguarigione.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Qualche cosa di estremamente fondamentale e primordiale nello psichismo umano, qualche cosa che trascende le razze, le culture e i tempi, una sorta di Spirito Primordiale che collega l’uomo alla totalità dell’universo. (S. Grof).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Questa energia di guarigione e di trasformazione era già conosciuta con altri nomi, in numerose culture ancestrali. Tra queste alcune utilizzano il respiro, l’iperventilazione, per indurre stati di trance sciamanici come i San (Bushmen), certe tradizioni siberiane, nel misticismo sufi e nel pranayama. Grof chiama olotropici questi stati di coscienza, che ci permettono di accedere alla conoscenza del nostro essere profondo, al di là dei limiti dell’ego.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La tecnica si rivolge ai differenti livelli di ciascuno di noi, fisico, emozionale spirituale. Copre le dimensioni biografiche, perinatali e transpersonali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La tecnica è praticata soprattutto in gruppo, coricati su un materasso con gli occhi chiusi si è invitati a concentrarsi su una respirazione profonda e veloce. Musiche evocative accompagnano e sostengono l’esperienza aiutando ad approfondirla. Un body work focalizzato può aggiungersi, ma è uno strumento opzionale. Un elemento supplementare del processo comprende il disegno (mandala). Le sessioni sono precedute e seguite, in un clima di rispetto, da momenti di condivisione verbale che rappresentano un ulteriore strumento di integrazione dell’esperienza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’approccio è empatico e non giudicante. Il facilitatore accoglie le esperienze, a volte intense, che le persone possono sperimentare. Il sintomo e la sua manifestazione è qui considerato come una manifestazione del processo di guarigione e non della malattia. Le problematiche psico/somatiche sembrano attingere nei serbatoi profondi delle energie represse e la liberazione di queste energie gioca un ruolo fondamentale nel lavoro olotropico e nel processo di diventare profondamente noi stessi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il fatto di portare “il non ordinario” nella nostra cultura e società, ha un valore che sfortunatamente è ancora ben lontano da essere realizzato. Per esempio rispetto alla distinzione tra psicosi ed emergenze spirituali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando riusciremo a realizzare centri di cura per queste ultime, in cui si possa accompagnare l’evoluzione del processo senza sopprimerlo, come una crisi o un momento di trasformazione e passaggio, come avviene in altre culture?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per fare questo sono necessari psichiatri (e non solo) di mente aperta, che condividano questa impostazione, siano interessati ad ipotesi e a percorsi di questo tipo e siano disposti ad entrare in rete e in collaborazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il lavoro olotropico offre una profonda possibilità di essere o riconnettersi nella corrente della vita, della trasformazione e del cambiamento del nostro modo di essere. È un processo di morte e rinascita e una apertura del cuore. È anche un’avventura nella coscienza che può diventare un autentico processo iniziatico.&lt;/p&gt;
</description><pubDate>Fri, 17 Jun 2022 00:00:00 GMT</pubDate>
      <dc:creator>Mario Lorenzetti</dc:creator>
      <guid>https://mariolorenzetti.org/la-respirazione-olotropica-e-il-potenziale-di-guarigione-degli-stati-non-ordinari-di-coscienza/</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Prefazione al libro di Daniele Petitto: Aromaterapia totemica</title>
      <link>https://mariolorenzetti.org/prefazione-al-libro-di-daniele-petitto-aromaterapia-totemica/</link><description>&lt;h2&gt;Prefazione di Mario Lorenzetti al libro Aromaterapia totemica.&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Ho conosciuto &lt;strong&gt;Daniele Petitto&lt;/strong&gt; in Brianza in un mio seminario olotropico un po’ di anni fa. L’autore è studioso ed esperto degli argomenti che vengono trattati in questo saggio: sciamanismo, oli essenziali, nell’utilizzo delle essenze vegetali per guarire e della connessione archetipale di questi nel paradigma sciamanico.&lt;br&gt;
Cosa collega la Ruota di Medicina, la visione sciamanica dell’anima, del mondo e del cosmo e gli archetipi vegetali? Cosa collega lo sciamanismo alle essenze delle piante?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La relazione tra sciamanismo e regno vegetale è una tematica articolata che in questo libro viene affrontata in un aspetto significativo. Il collegare le essenze, gli archetipi vegetali allo spazio e tempo sacri, gli archetipi dell’albero cosmico con le direzioni e il processo di creazione, è un lavoro ad un tempo sapiente e creativo, un interessante discorso culturale e rappresenta una ricerca impegnativa e originale probabilmente unica nel suo genere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cercherò qui con la mia visione del mondo e il mio linguaggio di illustrare il valore ontologico e pratico di questa ricerca di Daniele Petitto nei due elementi che caratterizzano questo libro: quello ontologico sciamanico, quello sui vegetali e sull’interrelazione tra questi con uno mio sguardo anche al nuovo paradigma scientifico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come scrive l’autore nell’introduzione: “le piante sono gli ideali mediatori tra l’uomo e il regno soprannaturale”. In questo contesto ci occupiamo degli archetipi vegetali come alleati sciamanici. Più frequentemente nello sciamanismo ci si occupa di alleati animali o di spiriti benevoli del mondo superiore, ma nella visione sciamanica tutta la natura è manifestazione del Grande Spirito, per cui anche le varie specie vegetali hanno caratteristiche archetipali e possono essere spiriti alleati.&lt;br&gt;
Riguardo ai vegetali, ci si occupa spesso delle piante di potere con proprietà psicotrope, ma le popolazioni native, Europa compresa, usano da tempi immemorabili anche le erbe e i vegetali con proprietà curative non necessariamente psicoattive, benché tra queste categorie, non esista una rigida demarcazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In primis mi piace portare in evidenza che, per rappresentare la visione del mondo sciamanica, in moltissime culture si usi una forma vegetale come archetipo ontologico: l’albero cosmico. L’albero cosmico in quanto Axis Mundi corrisponde al centro della ruota di medicina e ad un tempo rappresenta simbolicamente il Grande Spirito. La saggezza delle popolazioni antiche degli antichi esprimeva conoscenza rappresentando l’albero come forma e manifestazione del cosmo, anche come processo, e in questo c’è una grande sapienza che trova conferme nella scienza contemporanea. Gli sciamani erano consapevoli del legame degli esseri umani con la creazione, come scrive Michael Harner, molto prima delle scoperte di Darwin e come disse Alce Nero: “Il Grande Spirito alberga nel cuore anche della più piccola formica”. Joseph Campbell inoltre cita un mito Pawnee, in cui si dice che il Grande Spirito si mostra e parla all’uomo attraverso la creazione e attraverso questa l’uomo dovrebbe imparare saggezza, e conoscenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’albero cosmico è un archetipo che rappresenta la creazione, è il centro del cerchio attorno al quale gira la ruota del tempo, mette in rapporto luce e buio, alto e basso. La ruota di medicina è la rappresentazione simbolica amerindia di questo spazio e tempo sacri, approfondisce i significati archetipali delle direzioni sul piano orizzontale e inoltre rappresenta l’universo, il ciclo del tempo quotidiano e stagionale, la psiche dell’uomo, il tempo ciclico della vita umana, ecc… Le popolazioni antiche avevano una visione circolare del tempo. Lo spazio-tempo sacri è rappresentato a livello di orientamento architettonico o grafico, per fare un esempio, negli stupa, nei mandala e nelle chiese romaniche. Stonehenge è perfettamente orientata al solstizio in modo simile a una ruota di medicina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella psicologia junghiana, l’albero cosmico rappresenta il processo di individuazione: nella radice l’inconscio immerso nell’oscurità, il tronco la mente conscia, la chioma l’individuazione.&lt;br&gt;
La rappresentazione dello spazio/tempo sacro ha quindi una valenza universale e rappresenta il tentativo di dimensionare la vita umana nella visione sacra del cosmo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quale corrispondenza tra tutto questo e il nuovo paradigma scientifico? David Bohm, Fritjof Capra, per citarne alcuni e tutta la fisica contemporanea, rivoluzionano i concetti tradizionali newtoniani cartesiani relativi al rapporto tra spazio e tempo, energia e materia, particella ed onda, soggetto ed oggetto, la realtà manifesta alla nostra percezione solo aspetti differenti di un’unità cosmica più profonda. Possiamo trovare altre corrispondenze nel pensiero di Gregory Bateson in quella consapevolezza della “trama che connette” le forme viventi tra loro e nella teoria dell’inconscio ecologico di Theodore Roszak in cui l’inconscio ecologico, al suo livello più profondo, racchiude l’intera intelligenza ecologica di tutte le specie come riflesso consapevole di un’emergente mente della natura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La psicologia transpersonale inoltre rivoluziona la concezione di un io esclusivamente biografico e separato e le dimensioni ordinarie di spazio e tempo. Come scrive il mio insegnante Stanislav Grof: “nelle forme estreme la coscienza individuale sembra abbracciare la totalità dell’esistenza e identificarsi con la mente universale”. La visione sciamanica è molto più vicina al nuovo paradigma scientifico e alla psicologia transpersonale di quanto non fosse quella creazionista, dualistica di un io separato e di un creatore separato, o rispetto al paradigma newtoniano-cartesiano in cui siamo immersi in uno spazio- tempo ordinari. Dal punto di vista di alcuni popoli nativi la realtà è la manifestazione non dualistica dell’atto creativo del Grande Spirito. Il Grande Spirito è immanente e noi ne siamo parte. Anche l’evoluzione delle specie si può rappresentare graficamente con un albero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Noi possiamo immaginare l’evoluzione delle specie come spinta creatrice, come un modo della Sorgente di trovare una sua manifestazione, di esprimere le sue potenzialità. Se inoltre noi, assieme ai popoli antichi, consideriamo la manifestazione della creazione come qualcosa di sacro, come un atto creativo dello Spirito, ogni essere vivente è sacro e ogni essere vivente ha un senso nella creazione. Ogni creatura è un essere speciale. La vita, ogni essere vivente, ogni specie rappresentano la realizzazione di una potenzialità intrinseca, una qualità, caratteristica che esisteva in potenza nel creatore. Ritroviamo una visione simile nel secolo scorso in Henry Bergson e successivamente ripresa da Aldous Huxley nella Filosofia Perenne. Noi ci percepiamo e consideriamo separati, la vita umana è breve e la memoria si arresta normalmente a due o tre generazioni precedenti. Ma il processo della vita è molto più grande, le generazioni che ci hanno preceduto sono diverse migliaia e di loro come individui si è persa memoria. I nostri antenati sono anche pre-umani e risalendo nella scala evolutiva possiamo risalire all’origine della vita sul pianeta. Le parti non hanno la consapevolezza di far parte del tutto. Siamo connessi al tutto e siamo parte del processo creativo dell’universo, ma, come io separato, non abbiamo memoria dell’origine e percezione dell’atto creativo di cui facciamo parte, un oblio ontologico. Gli stati di coscienza transpersonali e olotropici possono tuttavia aprire delle finestre ad insight di questo tipo. È possibile risalire a ritroso nel processo evolutivo e avvicinarsi alla sorgente. Questo ancora per affermare la piccolezza nostra, del nostro piccolo io nello stato ordinario di coscienza, ignorante di fronte al tutto. Ma anche per affermare la grandezza nel momento della riconnessione col sacro, del senso del tutto, di percepirsi, come rappresentato anche nella saggezza del Vedanta: l’unità Atman-Brahman, di trovare un senso alla nostra vita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma qual è il senso di questo discorso rispetto a questo libro che unisce gli spiriti vegetali alla Ruota di Medicina? Qui ci si occupa delle loro essenze quali sono gli oli essenziali. Gli oli essenziali sono il concentrato delle proprietà di un’essenza vegetale, il distillato delle proprietà di una specie vegetale e del suo “carattere” dell’archetipo. Dal punto di vista sciamanico i vegetali sono archetipi della “mente cosmica universale” come le altre creature. Allo stesso modo, quali essenze del vegetale stesso, ben illustrati in questo libro, lo sono gli oli essenziali e le loro proprietà. Gli spiriti vegetali, in modo analogo agli spiriti animali, sono maestri per noi umani, archetipi e potenziali di guarigione e qui vengono collegati al cerchio sacro delle direzioni, cioè alla intera cosmologia amerindia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se usciamo un attimo da una concezione antropocentrica e proviamo paradossalmente ad entrare in una vegetalocentrica, possiamo renderci conto di come le specie vegetali abbiano sviluppato delle capacità evolutive e di adattamento simili, se non superiori a quelle animali. Una riflessione su quella che potrebbe essere l’intelligenza vegetale si impone.&lt;br&gt;
Jeremy Narbi, nel suo “Intelligenza in natura”, sostiene che le specie vegetali siano le più intelligenti di tutte, se consideriamo l’intelligenza come capacità di adattamento, sopravvivenza e propagazione della specie. Secondo il botanico Stefano Mancuso, non possiamo escludere che le piante abbiano attratto “di proposito” il genere umano, creando fiori, frutti, profumi, sapori, aromi e colori a noi gradevoli e che così le accudiamo e le propaghiamo. In alcuni miti i vegetali sono considerati come un dono che le divinità hanno lasciato agli uomini. In altri casi le piante hanno assunto un carattere archetipale e un’intera specie arborea veniva associata ad una certa divinità come ad esempio l’Yggdrasil germanico, il soma vedico o i teonanacatl.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A me piace pensare che profumi e aromi, come la bellezza dell’esistente, siano nella “mente” del Grande Spirito. Le essenze come frutti speciali dell’albero cosmico.&lt;br&gt;
La particolarità e specificità di questo studio sta nell’approfondire questa sintesi originale tra il mondo vegetale e il collegamento delle sue proprietà nello spazio della cartografia sciamanica, delle direzioni, degli archetipi del tempo ciclico e della ricerca interiore e spirituale.&lt;br&gt;
Grazie all’autore possiamo orientarci nell’universo degli oli essenziali, da lui possiamo imparare e farci guidare nel loro valore archetipale e curativo per noi umani e in quegli spazi del paradigma sciamanico dove tutto è uno e noi, come i vegetali, gli animali, la terra, il sole, la luna e il cosmo, siamo manifestazione del Grande Spirito. A lui i complimenti per essersi occupato di questo argomento da questo punto di vista spiritualmente profondo e originale nella nostra cultura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mario Lorenzetti,&lt;br&gt;
Avigliana/Ispica, marzo 2022&lt;/p&gt;
</description><pubDate>Tue, 26 Jul 2022 00:00:00 GMT</pubDate>
      <dc:creator>Mario Lorenzetti</dc:creator>
      <guid>https://mariolorenzetti.org/prefazione-al-libro-di-daniele-petitto-aromaterapia-totemica/</guid>
    </item>
  </channel>
</rss>